Quando si parla di grandi vini italiani, il pensiero corre spesso verso i rossi.
Barolo, Brunello di Montalcino, Chianti Classico e Super Tuscan occupano da tempo uno spazio centrale nelle classifiche, nelle cantine e nelle carte vini. Rappresentano territori riconosciuti e denominazioni capaci di comunicare subito valore.
Ma il vino italiano non vive solo di grandi rossi.
Negli ultimi anni, i bianchi stanno conquistando maggiore attenzione. Soave Classico, Trebbiano Toscana, Pinot Grigio delle Dolomiti, Sauvignon dell’Alto Adige, Vermentino, Verdicchio e Collio raccontano un’Italia vinicola più ampia e meno prevedibile.
Un bianco al secondo posto
Un dato rende bene l’idea.
Nella Top 100 Wines of Italy 2025 di James Suckling, il secondo posto è occupato da Pieropan Soave Classico La Rocca 2023. Davanti a molti dei rossi italiani più conosciuti.
La classifica comprende 81 rossi e 16 bianchi, oltre a un vino orange, un vino dolce e uno spumante. La presenza dei rossi resta quindi dominante, ma alcuni bianchi raggiungono le prime posizioni.
Oltre al Soave Classico La Rocca, nella Top 10 compaiono anche il Trebbiano Toscana Bòggina B 2023 di Petrolo, al quinto posto, e l’Etna Bianco Superiore Contrada Praino Frontemare 2023 di Maugeri, all’ottavo.
Non si tratta soltanto di un risultato numerico. È un segnale del ruolo che i bianchi italiani stanno assumendo nel panorama internazionale.
Il valore non dipende dal colore
Per molto tempo il concetto di vino importante è stato legato quasi automaticamente a un rosso strutturato, destinato all’affinamento e prodotto in una denominazione già riconosciuta.
Oggi questa lettura appare più limitata.
Un grande vino può essere bianco, rosso, spumante oppure orange. A definirne il valore sono l’identità, il territorio, la qualità produttiva e la continuità nel tempo.
Il Pieropan Soave Classico La Rocca ne è un esempio. La sua posizione in classifica non nasce dal tentativo di imitare il peso dei grandi rossi, ma dalla capacità di esprimere con precisione la propria origine.
Ed è proprio questo il punto: un bianco non deve comportarsi come un rosso importante per essere considerato rilevante.
Bianchi italiani e territorio
I bianchi permettono di leggere territori molto diversi tra loro.
Le zone alpine dell’Alto Adige e delle Dolomiti producono vini segnati dall’altitudine. Il Soave racconta un’area storica del Veneto. Verdicchio e Vermentino assumono caratteristiche differenti in base ai suoli e alla vicinanza al mare. Il Collio porta nel bicchiere una cultura di confine. L’Etna unisce viticoltura d’altura e suoli vulcanici.
Ridurre questi vini alla categoria generica dei “bianchi” significa perdere gran parte della loro identità.
Vitigno, provenienza e lavoro della cantina possono dare origine a vini complessi, longevi e riconoscibili. Vini che meritano uno spazio stabile, non soltanto stagionale.
Più spazio nelle carte vini
Una carta costruita quasi esclusivamente intorno ai grandi rossi rischia di offrire una lettura incompleta del vino italiano.
Inserire bianchi provenienti da territori diversi permette di ampliare la selezione e offrire più possibilità di scelta. Non significa aggiungere referenze in modo casuale, ma individuare etichette con un ruolo preciso.
I bianchi italiani possono rappresentare denominazioni storiche, vitigni autoctoni e territori ancora poco raccontati. Possono inoltre rendere la carta più dinamica e aiutare il cliente a uscire dalle scelte abituali.
Il riconoscimento ottenuto dal Soave Classico La Rocca 2023 conferma che il valore di un vino non dipende dal colore. Dipende da ciò che riesce a raccontare e dalla continuità con cui lo fa.
Quale bianco italiano meriterebbe più spazio nelle carte vini?
Approfondimento: James Suckling – Top 100 Wines of Italy 2025.

